mercoledì 6 marzo 2013

Il colore del Cielo, la forza del Mare

E così sono arrivata al terzo terzo del mio racconto di #unterzociascuno.



Tranquilli, non è uno scioglilingua, è che io il mio viaggio a Siena in quel di Borgo Grondaie, l'ho indealmente suddiviso in tre parti. Nella prima ho raccontato di come la città mi abbia aperto il suo cuore, nella seconda ho ripercorso con voi le viuzze e le suggestioni del momento e nella terza, beh, nella terza mi dedico alla passione, al piacere di fare le cose, al trasporto con il quale si crede in ciò che si fa e dunque  all'ingrediente imprescindibile in ogni esperienza umana che si rispetti. Del resto, l'ho scritto appena arrivata: people first!

Scorci di Borgo Grondaie: l'ingresso


Inizio subito con il  dirvi quello che non sono riuscita a fare, perchè il tempo è tiranno e la varietà di stimoli che mi sono arrivati infinita e le due cose, insieme, collidono un pò.
 In effetti, avrei voluto avere più tempo per parlare con Gaia, la direttrice di Borgo Grondaie, della sua passione per l'arte che arricchisce le sale interne dell'hotel e che somiglia tremendamente a quella che mi ha sempre tenuta per mano all'Hotel Cernia,

Uno dei molti quadri di Claudio Misagia, in esposizione a Borgo Grondaie

Avrei voluto anche chiedere, sempre a Gaia, la storia dei prodotti locali che Borgo Grondaie offre a colazione (in una cornice di calore e affetto che fa davvero sentire a casa) e magari riuscire ad andare a visitare il forno dal quale compra le splendide torte casalinghe.

A Borgo Grondaie si consumano ricche colazioni vicino al camino acceso

 Con Amina avrei fatto volentieri un giro per le camere della struttura anche se, confesso, ho già capito che son tutte confortevoli e curate come quella che è stata assegnata a me perché qui la passione regna sovrana, mentre (posso dirlo?) bruciavo dalla voglia di fare due chiacchiere con il gentilissimo Chan  che la mattina prepara un cappuccino divino e ha un garbo e una cortesia nei modi, davvero unici. E poi ci sono tutti i piccoli particolari che riscaldano l'ambiente e hanno il pregio di far sentire a casa chiunque passi di lì che sono certa abbiano molte storie da raccontare.

I famosi barberi senesi ci ricordano le tradizioni

Borgo Grondaie ha molti scorci pittoreschi


Ma tant'è, il tempo a disposizione è letteralmente volato ma non senza lasciare un segno dentro di me.
Fin da subito, dalla prima colazione al Borgo, ho percepito un'insolita e piacevole sensazione di calore e accoglienza.

Gaia e Amina a colazione: cinguettano di prima mattina, incredibile!
  

Strano a pensarci, infondo con Amina ci siamo scambiate solo qualche twit mentre con Gaia non ho mai parlato prima, eppure qualcosa è scattato dentro di me. L'accoglienza spontanea e informale, il calore dei particolari che fin da subito ho notato anche negli arredi e nel modo di far sentire le persone a proprio agio, mi hanno fatto sentire a casa. Quello che mi sento di dire è che sia Amina che Gaia, interpretano con grande passione e intensità il proprio lavoro, riversando una cura e un'attenzione non comuni in quanto fanno. Personalità a tratti opposte (e io sorrido perché arrivando a Borgo Grondaie mi ero chiesta se fossero sorelle) che hanno l'intelligenza di fare della loro diversità una risorsa che le porta a completarsi vicendevolmente. Più concreta e votata alla gestione scrupolosa e attenta l'una, più vulcanica e in continua ricerca di stimoli e contenuti nuovi, l'altra, Gaia e Amina sono una coppia affiatata che lavora insieme da anni ormai e vive  un amore professionale discreto: si dileggiano in pubblico ma nel privato ognuna parla dell'altra con stima, rispetto e non comune affetto.  Questa commistione di bel sentire si riversa chiaramente negli ospiti che partecipano della vita quotidiana del Borgo con affetto. Ho avuto il piacere di parlare sia con una  coppia che da anni ormai è ospite di Gaia e Amina (e che, tale è la sensazione di affetto, ogni anno porta omaggi come si fa quando si vanno a trovare amici, in effetti) che con due giovani appena "piovuti" a Borgo Grondaie quasi per caso: in entrambi i casi si respirava soddisfazione e piacere di stare.

La mia permamenza però mi ha fatto conoscere anche Enzo Parri e sua moglie Sonia dello storico Ristorante da Enzo in Via Camollia 49.






Sonia ci ha accolte in un ambiente sobrio ed elegante nel quale campeggiano le due bandiere delle contrade di appartenenza dei padroni di casa e ci si sente subito nel centro storico della città, immersi nella sua tradizione e parte di un orgoglio che qui a Siena è vivo e pulsante. Sfoggiando una memoria invidiabile, la padrona di casa ci ha elencato una infinità di piatti sia di terra che di mare e, confesso, ho avuto qualche difficoltà a starle dietro ma la certezza che non avrei potuto sbagliare perché la scelta era ottima, non mi ha abbandonata.


Deformazione professionale: non staccavo gli occhi dalla cucina
Ho optato per un tortino di ortiche (seguendo il mio proverbiale amore per le erbe selvatiche)




e un doppio  tortello fatto in casa ripieno da un lato  di erbette e ricotta e dall'altro di vaniglia, il tutto accompagnato da un genuino ragù di carne. La sensazione? Un connubio perfetto tra storia, tradizione e curiosità che spinge all'innovazione. Non son qui però a postare foto di piatti e a spiegarvi nel dettaglio i sapori, perché di Enzo mi è rimasto addosso il contatto umano.

In effetti l'inizio non è stato brillante: noi eravamo stanche dopo il trekking cittadino e credo si sia incappate in una seratuccia no, perché i tempi di attesa sono stati lunghi (noi ci avremo messo anche del nostro, chiedendo piatti differenti, ammetto), per cui non è stato immediato l'approccio che però, quando è arrivato, ha fatto la differenza.
A fine pasto infatti ci ha raggiunte per un saluto il cuoco e per me è stato impossibile trattenere la mia curiosità. Enzo mi ha condotta in un viaggio nel tempo attraverso le vecchie cucine della nobile familgia Chigi Saracini, ad oggi uno dei più prestigiosi palazzi nobiliari che ospita l'Accademia Musicale Chigiana, presso le quali lavorava la mamma in qualità di cuoca. Si intuisce subito quindi che la passione di Enzo parla la lingua degli affetti e delle tradizioni di casa che si ritrovano anche nei sapori, con sorprendenti accostamenti e guizzi creativi che raccontano la storia delle sue numerose esperienze all'estero. Gli occhi di Enzo, parlano la lingua di chi si dedica con sacrificio e dedizione a un mestiere, sorretto da passione e grande senso del dovere.


Enzo mi ha mostrato le foto di famiglia aprendomi le porte della sua storia


Più riservata ma non meno ospitale, la moglie Sonia che si affaccenda con garbo e dedizione per i tavoli. Ho terminato la mia serata chiedendo a Enzo quale fosse il dolce più antico che proponesse (considerato che non sono riuscita a sapere quale fosse il suo preferito!!) e ho chiuso la mia cena con un sapore genuino  che mi ha fatto immaginare per un attimo di sedere nelle cucine di palazzo Chigi: la torta di mele rovesciata, un inno alla tradizione e ai sapori autentici, su un letto di crema tiepida.



L'altra persona che merita una menzione in questo mio viaggio tra le diverse umanità, è Patrizia Ricci, la custode della contrada dell'Onda (se andate a Siena, vi consiglio vivamente una visita guidata all'interno della Contrada: la vista delle sedi è interessante e aiuta l'autofinanziamento delle lodevoli e numerose iniziative che ogni contrada promuove ma ancora di più lo è il contatto con le persone che vivono in prima linea e tutto l'anno una autentica passione).



Io della mia mattinata in contrada ho capito che se non sei di Siena non puoi capire.
Ci puoi mettere buona volontà, interesse ma contradaiolo ci nasci. Il trasporto, l'emozione, la trepidazione prima della gara, il senso di appartenenza viscerale non si raccontano: al massimo si respirano, venendo qui. Gli occhi che si accendono, le guance che si infiammano al sol ricordo di quel palio in cui un fantino vinse a suon di nerbate (ma non al cavallo, all'avversario in testa), la voce che si rompe al solo ricordo di quando i contradaioli avversi fecero un agguato e le donne da sopra le case a buttare giù pentoloni d'acqua bollente: questo è lo spirito contradaiolo che vive e si accende nel racconto e che emoziona per contagio.


La vulcanica Patrizia ci racconta con ardore alcuni aneddoti


Il palio che  ti resta dentro  è quello  che hanno vissuto i contradaioli, quello  che ti si insinua nei pensieri,  che  provi a immaginartelo ma non puoi ma poi scopri che  sono bravi loro a raccontarti di quando vinse la contrada che organizzò una festa per le vie del paese come fossero tutti sotto il mare e tutte le tavole erano blu e poi, anche a te che ascolti rapito, ti sembra di vederli i bimbetti che giocano con i barberi delle contrade nelle piste improvvisate in un prato. Sapeste con quanto orgoglio Patrizia  ci ha raccontato che il primo regalo che ha fatto ai suoi figli è stato un sacchetto di barberi con i colori bianchi e blu della sua contrada, l'Onda che ha "il colore del cielo e la forza del mare" in ricordo delle milizie che facevano la guardia al Porto di Talamone.




In contrada le storie zampillano dalle fonti battesimali di ogni Chiesa (quella dell'Onda è la Chiesa di San Giuseppe, già sede della corporazione dei Legnaioli) e si diffondono per le vie della città dove campeggiano qua e là affissioni di nascita che ogni contrada è felice e orgogliosa di fare. Si, perché la nascita, come la morte o il matrimonio, sono fatti pubblici, appartengono alla contrada, tutti partecipano in qualche modo e si è tutti partecipi di un cammino comune fin dai primi passi, attraverso il battesimo di contrada.



Durante la visita nella sala delle vittorie così come all'area museale, colpiscono le ricche e fedeli riproduzioni dei costumi che nulla lasciano al caso, così come la varietà e bellezza dei pali che nei secoli si è aggiudicata la contrada. Ogni cosa che si osservi ha il sapore della dedizione e dell'impegno che i contradaioli offrono generosamente e senza alcun compenso economico.

l'area museale della Contrada dell'Onda
 In tempi in cui si è sempre più abituati a monetizzare ogni scambio di servizi, colpisce ed emoziona realizzare che ci siano persone che, spinte da una grande passione, sono in grado di realizzare così tante attività sociali con l'unico scopo di portare avanti una tradizione che la città sente ancora assolutamente attuale e viva.

La mattinata si è felicemente conclusa alla storica trattoria  Papei in Piazza del Mercato che serve dell'ottima carne alla brace e tipici primi piatti della tradizione. Purtroppo non abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Roberto il proprietario che però ci ha deliziate di una piccola perla di saggezza dicendoci che si augura che i figli studino perché "il custode non può fare il professore ma il professore può fare il custode".

Trattoria Papei, un angolo
Roberto, il saggio proprietario

Con questa grande verità e a stomaco felicemente pieno, la mia avventura a Borgo Grondaie, resa possibile oltre che dalla squisita ospitalità di Amina e Gaia, anche dall'efficente organizzazione di Silvia, Aurora e Alessandro che ci hanno affettuosamente seguito via twitter, si è conclusa.
In pieno stile "emotional", sono ripartita con un gran bel nodo alla gola, ché quando si trovano situazioni simili, sembra di conoscersi da una vita e di fatto ci si scambiano molte più informazioni di quelle "dette", e enormemente arricchita da un'esperienza che mi ha aperto svariati e impensabili affacci su altre realtà.
Il tempo di un ultimo scatto molto turistico in Piazza del Campo e..... alla prossima avventura!

Da sinistra: Elena, Simona, Io, Gaia e Amina